La Fondazione Castel Pergine ETS ospita nel giardino storico del castello medievale e negli spazi al secondo piano del Palazzo Baronale la sua trentatreesima rassegna di scultura monumentale.
La mostra Il peso della fragilità prosegue il percorso avviato nel 1991, che ha reso la rassegna un appuntamento stabile nel panorama artistico internazionale.
L’edizione di quest’anno pre-senta il dialogo tra due artisti formatisi all’Accademia d’Arte di Vienna, Lois Anvidalfarei e Magnus Pöhacher, legati da una lunga amicizia e da un continuo confronto sul ruolo del disegno come origine del processo creativo.
Il dialogo tra i due artisti si sviluppa attorno a una rifles-sione comune: il rapporto tra gravità e leggerezza, stabilità e precarietà, forza e vulnerabilità. Il peso della fragilità diventa così una meditazione sulla condizione contem-poranea e sulla consapevolezza della fragilità individuale e collettiva.
Inserite negli spazi storici di Castel Pergine, queste opere non dominano l’ambiente, ma instaurano con esso un dialogo vivo, trasformando il castello in un luogo di riflessione sul presente.
Die Fondazione Castel Pergine ETS prä-sentiert im historischen Garten der mittel-alterlichen Burg sowie in den Räumen im zweiten Stock des Palazzo Baronale ihre dreiunddreißigste Ausstellung monumen-taler Skulptur.
Die diesjährige Ausgabe zeigt den Dialog zwischen zwei Künstlern, die an der Akade-mie der bildenden Künste Wien ausgebil-det wurden: Lois Anvidalfarei und Magnus Pöhacher, verbunden durch eine lange Freundschaft und einen kontinuierlichen Austausch über die Rolle der Zeichnung als Ursprung des kreativen Prozesses. Der Dialog zwischen den beiden Künst-lern entwickelt sich aus einer gemeinsa-men Reflexion: dem Verhältnis zwischen Schwere und Leichtigkeit, Stabilität und Prekarität, Kraft und Verletzlichkeit.
Das Gewicht der Zerbrechlichkeit wird so zu einer Meditation über die zeitgenössische conditio humana und über das Bewusstsein individueller und kollektiver Fragilität.
In die historischen Räume von Castel Pergine eingefügt, dominieren diese Werke nicht die Umgebung, sondern treten mit ihr in einen lebendigen Dialog und verwandeln das Schloss in einen Ort der Reflexion über die Gegenwart.